L'albero della vita - Zampadicapra

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L'albero della vita
Origine
Gen 6:5 Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni intimo intento del loro cuore non era altro che male, sempre. A questo punto Dio fa una constatazione, quasi si rendesse conto solo in quel momento di cosa fosse capace l’uomo, nel senso peggiore. Dio non avrebbe dovuto avere alcuna difficoltà nel mettere a nudo l’animo umano. Ammettiamo comunque non ne avesse facoltà; già Adamo ed Eva, non è a noi noto che cosa esattamente e materialmente fecero, certo non s’erano comportati molto bene, giacché la punizione a loro inflitta non fu tenera. Poi Caino, in questo caso sappiamo, (cfr. Gen 4:8) Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Questi due episodi non erano già sufficienti per rivelare la “malvagità” dell’uomo?
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Dio è un’ipotesi!
Non mettere in dubbio la tua fede,
ma il mezzo che la sostiene.
L’uomo è alla continua ricerca di virtù che non possiede e sembra mai potrà possedere.
Se una testimonianza esiste perché possa io persuadermi sull’esistenza, se non di un Dio,
di qualcosa che regoli la vita in maniera trascendentale, essa risiede nella singolarità del virtuosismo.
“La paura è il più grande dei mali”; scrissi una volta.
Qui lo ripeto con più fermezza e convinzione.
La paura ci domina, e si fa alibi alle nostre colpe.
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Premessa
 
“I sometimes think that God in creating man somewhat overestimated his ability."
  (A volte penso che Dio nel creare l'uomo abbia un po' sopravvalutato la sua abilità).
  Oscar Wilde
 
 
     Che senso vogliamo dare alla vita? Ai miei occhi, il tentativo di dare un significato alla nostra esistenza, sembra avere lo scopo di sopportarla meglio.
Questa mia ricerca non vuole dimostrare niente, tantomeno demolire la fede del credente, è rivolta a me stesso e più in generale all’uomo. Riflessioni e meditazioni, inevitabilmente saranno inquinate dalle mie opinioni, purtroppo idee e concetti maturati nel corso degli anni tendono a ridurre l’orizzonte. Tuttavia, ho sempre cercato di tenere lo sguardo alto, in quanto, mi pare che le nostre convinzioni rafforzino più nelle esperienze che nella ragione.
Domandarsi porta lontano, promette sogni: a tutti quelli che s’interrogano e non hanno paura di farlo, a chi ha il coraggio di mettere in dubbio se stesso, le convenzioni; all’anticonformista, al curioso, a chi non si accontenta di dogmi stantii.
È lecito interrogarsi! Aggiungo; è essenziale! Se non avessi dubbi, mi limiterei ad aspettare, non volgerei lo sguardo lontano, verso lo spazio profondo cercandovi risposte.
Mi dicono cattolico! Non credo in Dio, in nessun dio: per quanto mi riguarda, ha sembianze troppo umane. Dio non esiste! Come potrei affermarlo? E anche fossi in possesso di prove inconfutabili in questo senso, non le divulgherei. Ogni individuo ha il diritto di costruirsi il proprio mondo interiore e la propria serenità. Si dice Dio abbia creato l’universo tutto, dunque, se tutto ha creato, tutto gli si deve: tutto!
Non sopporto l'assolutezza, e allo stesso modo non accetto il giudizio di una persona solo perché “titolata”, ma ne devo condividere le ragioni. Ho la cattiva abitudine di mettere in dubbio tutto, anche le cose più evidenti, prima di persuadermi della loro “validità”; validità che oltretutto non saranno mai definitive. E più di qualunque altra cosa, non sopporto l’obbedienza cieca.
Quanto mi accingo a scrivere, non ha niente a che vedere col padreterno, tantomeno con la religione. Non ho la pretesa di insegnare niente a nessuno, le mie sono solo congetture, considerazioni, o riflessioni se preferite: se un uomo vuole credere che un somaro voli, a me sta benissimo, ma non può pretendere che io faccia altrettanto, ciò non significa che la sua percezione della vita sia sbagliata o peggiore della mia, solo diversa. Chissà? Forse sono io a non scorgere la “verità” e magari preferisco credere che siano gli elefanti a volare.
Dal canto mio, se voglio riconoscere un dio, quel dio sei tu. Pertanto, non sto qui a discutere sull’esistenza di una qualche forma divina, ma su come possa essa sostenersi e radicarsi attraverso dei testi cosiddetti “sacri”. Non scomodatevi è soltanto retorica! E non sentitevi coinvolti, mi pongo solo delle domande.
La realtà è ciò che credi; se vuoi cambiare il mondo inizia a cambiare il modo di proporti ad esso. Osservalo con occhi diversi, con i tuoi veri occhi, fa che ciò che pensi provenga dalla tua anima. Non rilassarti, non accontentarti, non essere pigro; ascolta la tua voce interiore, interrogala, e se interrogandola pensi che qualcosa ti disturbi è buon segno, stai percorrendo la strada giusta verso la tua esistenza libera; non pretendere che essa coincida con altre verità, ogni vita è unica e inimitabile. Scava dentro di te incessantemente, non fermarti, non aver paura di cosa troverai, domandati invece il perché di ciò che scopri. E se infine pensi di aver attenuto la risposta, mettila di nuovo in dubbio, usala come nuovo punto di partenza, e continua finché avrai fiato in corpo. Non lasciare che le tue convinzioni traggano forza dall’abitudine, non t’ingannare, perché ciò che ora ti appaga è solo il bisogno di quelle certezze che pensi aver fatte tue.
Non voglio porre la mia vita nelle mani di nessuno, tantomeno in quelle di un ipotetico Dio.
Mi sforzo di uscire dal corpo e dal mondo, per avere un'immagine d’insieme più ampia; per quanto possibile, più cosciente. Vorrei essere materia fluida impalpabile e così raggiungere ogni angolo dell’universo, apprendere il segreto della materia, della vita, dell’anima. Sogno ad occhi aperti e assaporo già il gusto della scoperta; ora tutto è svelato. Tutto qui l’universo? Nient’altro che materia aggregata in molteplici forme? Questo è il peccato originale! Non riuscire a vedere oltre.
Sono abituato a domandarmi; da sempre. Credo faccia parte di un mio carattere distintivo. Pensavo, quando ero solo un bambino, che certi temi esistenziali fossero esclusivi dei “grandi”, non comprensibili a una mente in erba com'era la mia. Tuttavia, nell’attesa che maturassi, formulavo le mie perplessità, certo che anch’io, un giorno avrei avuto accesso al sacro Graal del sapere.
Ora sono adulto; due cose ho appreso, o meglio constatato: i grandi (nella maggioranza dei casi) non riflettono, soprattutto su certe questioni, preferiscono non domandarsi e si accontentano di quello che trovano. E che non si cambia. Come si nasce, si muore.
Non vedo più la morte come un nemico, al contrario, un'amica cara che ti segue tutta la vita, pronta ad accoglierti quando è il momento.
 
Come detto, i miei scritti vogliono essere delle riflessioni: omissioni ed errori non sono voluti. Per questo, scusatemi.
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Prefazione

    Siamo ciò che viviamo! Le scelte non sono mai del tutto libere, e non potrebbero esserlo.
Cos'è il rosso? Un colore! Direte voi. Giusto! Il colore è qualcosa di astratto, una percezione visiva, un’idea; lo si “afferra” attraverso un unico senso: la vista. Non si tocca, non si annusa, non si gusta, e il cervello elabora, sviluppa; immagina. Si può solo vedere, quindi pensare, attraverso quella finestra esterna che sono gli occhi. Dunque, un uomo cieco dalla nascita, che vive nel buio più assoluto, secondo la concezione di chi vede, come sviluppa l’idea del rosso? Come lo immagina poiché non ha mai potuto vederlo? Come lo sente? Allo stesso modo, un uomo che diviene cieco; dopo molto tempo, che ricordo avrà di quello stesso colore? Come, il suo cervello lo conserva. Il colore è luce. E la luce? Cosa possiamo dire di due persone che ci vedono benissimo, e alla domanda: di che colore è? Guardando entrambi lo stesso oggetto ci risponderanno; rosso! Quel colore, suscita in essi la medesima emozione?
L’idea di mondo o di vita, come la si voglia chiamare è una costruzione mentale, prima soggettiva e poi collettiva.
Sembra non possiamo fare a meno di scavare nel passato cosmico alla ricerca di un’origine, e nel quadro generale ognuno si aggrappa alle proprie convinzioni per non sprofondare nella piattezza. Se un giorno saremo sazi di conoscenza cosa accadrà?
L’universo, le galassie... e in mezzo a questa infinità di materia turbinante la terra, minuscola e pullulante di “vita”. Come spiegare tutto questo? Dio rientra tra le ipotesi.
Dove può risiedere la forza delle religioni? I “testi sacri” custodiscono verità accessibili a pochi “eletti”? Cosa si nasconde tra la moltitudine di pagine che giustifichi tanta devozione cieca? Spero, nella mia ricerca, tra milioni di parole, una soltanto che parli la mia lingua.
Ho deciso di fare questo viaggio contando di comprendere quello che molti dicono o pensano aver trovato avvicinandosi alle scritture, ne sembrano profondamente convinti. Devo farlo, da solo, perché sento che così deve essere, perché l’anima è unica e ognuno fa i conti con la propria. Già; l’anima, non sono sicuro di sapere cosa sia. A dire il vero, non sono nemmeno certo di possederne una, di anima, spero di scoprirlo in tempo. Userò il termine “anima” per convenzione, anche se preferisco oltremodo la parola “pensiero”, che a mio parere rispecchia più a pieno l’essenza di un essere cosciente.
E devo aggiungere che, se riguardo all’anima ho dei dubbi, non è lo stesso per il pensiero, poiché da me più riconoscibile.
Quanto è difficile mantenere la rotta in mezzo alla tempesta, seguire quel lumicino lontano e tenervi costantemente dritta la prua. Questo che mi appresto a percorrere è un sentiero impervio, pieno di pericoli, d’insidie; spesso mi assale la paura di perdermi, ma non posso fermarmi, non posso! Non so dove mi condurrà, e se mai riuscirò a percorrerlo per intero, vado comunque avanti, ne sono obbligato, sento d’esserlo.
Darwin espone in maniera minuziosa e convincente l’evoluzione e il mutamento. Se la teoria di Darwin è esatta, diventa difficile credere nelle religioni; molto difficile. Ciò non di meno, ritengo che i popoli non siano pronti a rinunciare ai propri culti. Senza tenere assolutamente conto delle teorie di Darwin, che spiegano come ogni specie subisca l’influenza delle circostanze e ne modifica l’aspetto e il comportamento, cercherò di sposare la causa religiosa, ma con un approccio per niente canonico.
Il simbolismo, da sempre ha ricoperto un ruolo fondamentale nella vita e nello sviluppo intellettuale dell’uomo, a partire dai graffiti preistorici. Per un motivo non del tutto comprensibile si ricerca in essi sempre un retroscena mistico. Probabilmente la vita è più semplice, persino più banale di quanto vogliamo credere, perché appunto è la percezione che i nostri sensi hanno di ciò che ci circonda a creare il mondo e il valore che a esso diamo. E ogni individuo, seppur nelle più sottili sfumature, ha un’idea unica e propria del mondo.
Non volendo mettere in relazione fra loro i concetti di creazione precedenti l’ebraismo, che pare risalga al periodo dei Sumeri, dove appunto gli ebrei possono aver attinto l’idea della creazione.
L’unicità di Dio pone molteplici interrogativi, primo fra tutti la fede. Credere o non credere? Che differenza fa? Non è uno stesso modo di ingannare la mente per creare quelle certezze cui pare l’uomo non possa rinunciare? Che cosa significa credere, quindi avere fede? In che cosa? E al padreterno che gliene viene?
L’obbedienza e la fede possono considerarsi virtù fintanto non prevarichino la dignità; purtroppo, le certezze rientrano sempre in una logica intrinsecamente umana e per quanto astratte siano, infondono la tanto bramata e necessaria sicurezza. Riferendosi ai religiosi, mio padre diceva: «...sono un po’ deboli di cervello!». Non nel senso di stupidi: la ragione non controlla la paura, e il desiderio di certezze reclama un Dio; “buono”? Può un Dio “buono” aver creato il nostro mondo? O è stato creato da un essere malvagio, in opposizione a Dio. Se così fosse, la società umana va distrutta, non sorretta; materialmente, così che il pensiero se ne liberi. Solo attraverso il rifiuto del mondo, l’entità umana sarà risollevata.
Il punto non sta tanto nel credere o meno se ciò che è scritto venga dalla parola di Dio, e cioè che Dio stesso abbia “ispirato” quanto nelle “sacre scritture” si legge, tuttavia affermiamolo con convinzione di causa, con certezza assoluta, supportandolo da prove inconfutabili oltre ogni possibilità, per tutti i San Tommaso. Accettiamolo e basta: ciò che è scritto nei testi “sacri” è la parola di Dio!
Partiamo da questa “certezza”, Dio c’è e ci parla attraverso questi libri: esiste! Perché dovremmo vivere secondo i suoi precetti; per mera convenienza? O come succede per le leggi dell’uomo, per paura e non per convinzione. Sperare di trarre beneficio dalla fede è semplicemente egoistico, e aggiungo tipico dell’umano. Non voglio padroni; neanche fosse il padreterno in persona.
Le religioni si propongono come l’antidoto al male, per il raggiungimento del bene universale, ma metterci di fronte a questo bivio e dover far ricorso al tanto dibattuto “libero arbitrio”, per noi poveri umani che di divino non abbiamo niente di niente, è troppo.
Dio esiste perché l’uomo esiste! Sulla base di questa considerazione sorge un’ulteriore domanda: cos’è Dio? Qualcosa che va oltre la comprensione umana, la risposta più ricorrente. Ma almeno è lecito domandarsi, avere dei dubbi? (Sempre confinati entro i limiti della mente umana, si capisce!)
L’idea, che l’arrivo della modernità nel suo incedere euforico e sfrenato avrebbe inesorabilmente eclissato le religioni tutte, sembrava nell’ordine delle cose, quelle cose che succedono in conseguenza di altre. Era l’alba di una nuova epoca: maturità delle coscienze. Le religioni si sarebbero estinte assieme a quelle ultime generazioni che facevano parte d’un passato ormai troppo lontano, come capitò ai dinosauri e come capita ancora oggi a quelle vite che non camminano abbastanza in fretta, e che la natura non intende aspettare; perdono gradualmente il passo, rimangono addietro e senza che nessuno se ne accorga, semplicemente svaniscono. Ai miei occhi giovani sarebbe accaduto, vedevo le religioni tramontare alle soglie del “nuovo” mondo; per sempre; ne ero profondamente convinto. Invece sono stato pienamente smentito.
Quel ponte che unisce l’arcaico al moderno è ancora saldamente ancorato alle due sponde sebbene così distanti, e mi sono persuaso che lo resterà per sempre. A dire il vero non mi dispiace, non riesco a immaginare un mondo senza religioni, e non sono sicuro che sia migliore. So per certo che se si fossero estinte prima di me, starei interrogandomi su altre questioni. Dopotutto, cosa è una religione se non un credo cui ancorarsi.
Più mi addentro in questo fitto e più sento di allontanarmi dall’essere “divino”.
Dopo tanto peregrinare, mi ritrovo sempre al cospetto dell’uomo, della sua coscienza, delle sue paure. Al momento è tutto ciò che riesco a vedere; nient’altro che l’uomo.
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