Genesi 1 - Zampadicapra

Zampadicapra
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Genesi 1
Gen 1:1 In principio Dio creò il cielo e la terra.
Così! D’improvviso? Ci verrebbe da dire. Perché? Aggiungeremmo. A questa, e ad altre domande simili, mi è stato più volte ripetuto: «perché Dio ci ama!». La risposta, non solo, m’è insufficiente, ma contribuisce a creare in me ancora più confusione e dubbi. Cosa vuol dire, Dio ci ama? Si può amare qualcosa che non esiste, che non si conosce? Forse il mio concetto di “amore” non corrisponde con quello di Dio? E come potrebbe d’altronde, non sono mica un essere divino. Dio può! Ma, ammesso che così fosse, perché scomodarsi tanto? Visti poi i risultati! Chissà; forse Dio non è ciò che ognuno di noi vorrebbe che sia. Potremmo invece, in un’esposizione più canonica considerare le poche parole, il succo di un antefatto e allo stesso tempo, il riconoscimento a Dio della sua potenza.
 
2 La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
La terra era informe... non mi è chiaro, se con il termine terra, si intenda mondo, oppure, più in generale agglomerato di materia, di cui appunto il mondo è fatto; quanto segue poi: “era informe” induce a pensare, che “la terra” non sia stata creata, tutt’al più plasmata in quanto presente. Informe: è un termine che ha un riferimento molto generico, indica qualcosa di poco definito, che non ha forma concreta, o quantomeno confrontabile. Quindi, ognuno se la immagini come vuole, “la terra informe”. In ogni caso, ciò che era informe, “era”, e sarebbe poi diventato il pianeta terra per come lo conosciamo.
...e deserta..., deserta da che cosa? L’idea stessa di assenza, non presuppone un suo opposto? E magari di un modello noto, perciò replicabile?
...e le tenebre ricoprivano l’abisso... a questo punto ho qualche difficoltà ad interpretare il senso della frase, se non che, l’unico scopo stia nel possibile effetto suggestivo prodotto da alcune singole parole: abisso; tenebre”. (Questo tipo di locuzione sarà una costante.)
...e lo spirito di Dio... lo spirito? Cos’altro è Dio? È quindi l’insieme di più cose? O per spirito, si intende “corpo”? o magari, presenza!
...aleggiava sulle acque. Così, le acque erano già presenti. Fluttuavano nel nulla, o erano contenute tra le pieghe della “terra informe?”
Fino a questo momento, non mi sembra sia stato creato niente, sappiamo invece per quanto riportato, la materia essere già presente: acqua, e terra informe.
Dio è spirito, cioè immateriale, è il soffio della vita. Così lo immagina il narratore, onnipresente.
 
3 Dio disse: «Sia la luce!» E luce fu.
A chi fu rivolta tale richiesta? A chi, o a cosa; disse...? Ma! Posso solo supporre che, questo passaggio sia molto importante in relazione alla singolarità del divino. Da notare anche: essendo la luce comandata, da qualche parte doveva pur esserci; dunque, non creata? Senza voler tener conto, del perché di una simile necessità. Cioè, che bisogno aveva Dio di “accendere” la luce? Per vedere dove fosse capitato? Questo non sarebbe un suo limite? Luce e tenebre dovrebbero essere la stessa cosa per un’entità superiore come Dio, allora perché la necessità della luce? Penso la luce non fosse per il Signore, quindi doveva servire a qualcos’altro.
 
4 Dio vide che la luce era cosa buona e Dio separò la luce dalle tenebre.
Dio vide che la luce era cosa buona...; la locuzione appare come una constatazione, e al contrario di quanto ho affermato al (v. 3), lascia intendere che, (non mi è dato sapere come) la luce sia stata scoperta, o inventata, o se preferite creata. Quindi, prima dell’inizio doveva esserci soltanto l’oscurità; anche per lo stesso Dio? Luce e oscurità sono gli opposti di uno stesso concetto. Cos’è in fondo, la luce per un cieco? E cos’è l’oscurità per Dio?
...e Dio separò la luce dalle tenebre. Non riesco a immaginare luce e tenebre mescolate assieme, da necessitare per questo un intervento esterno perché possano rimanere ben distinte. Oltretutto dove poteva risiedere l’esigenza, se di esigenza si può parlare, della luce? E poi, dal momento che è stata creata, la luce, perché tenersi anche le tenebre? Certo, per quanto mi riguarda, data la mia esperienza terrena, non riuscirei a concepire una vita piena di luce. È anche vero che la realtà e ciò che si vive, e se sul nostro pianeta fosse stato sempre giorno, sarebbe stata la cosa di più normale del mondo.
In verità, in questa divisione ci vedo più una sorta di messaggio: il bene e il male; luce e tenebre. Se così fosse però, il male doveva già essere parte del progetto, cioè previsto, dunque creato. Ogni casa ha il suo opposto e forse il male era inevitabile, nacque in conseguenza della luce. E il primo giorno non era ancora trascorso!
 
5 Dio chiamò la luce giorno, mentre chiamò le tenebre notte.
Non mi è chiara l’esigenza di assegnare un nome a questi due diversi stati, dal momento che, non necessariamente, sia la luce che le tenebre si manifestino la prima di giorno, la seconda di notte. E ancora, era forse prevista una lingua universale, o meglio “terrestre”? A chi poteva interessare conoscere quei nomi: giorno e notte? Ritengo, ancora una volta, questa distinzione essere la contrapposizione tra il bene e il male. Tuttavia, siamo soliti associare il bene alla luce, il male alle tenebre, è proprio così?
E fu sera, e fu mattina: primo giorno.
 
6 Dio disse: «Sia un firmamento in mezzo alle acque, per separare le acque dalle acque».
Sappiamo, il termine firmamento riferirsi alla volta celeste, ciò nonostante, a parte il gioco di parole, ...le acque dalle acque» non è ben chiaro che cosa s’intenda per firmamento, cioè che cosa venga infilato tra le acque di sopra e le acque di sotto.
 
7 Dio fece il firmamento e separò le acque che sono sotto il firmamento dalle acque che sono sopra il firmamento. E così avvenne.
Sembra, che le due masse d’acqua fossero già presenti e già separate, sotto e sopra e che il firmamento, fu infilato tra loro. A questo punto, riassumendo: acqua, firmamento, acqua. Oltretutto non è ben chiaro da cosa siano state separate le acque, forse vi era una sola immensa massa d’acqua che Dio separò per mettervi il firmamento? Ciò nonostante il dubbio resta. Invece, si nota perfettamente che nel (v. 6) si ordina, e nel presente (v. 7) si fa! Volendo essere più esatti, al (v.6) Dio pare rivolgersi a qualcuno, Dio disse: «Sia un firmamento... mentre nel presente, sembra lui stesso facente opera. Forse si vuole evidenziare la molteplice natura di Dio, cioè la sua essenza divina.
E così avvenne.
 
8 Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
A questo punto sappiamo cosa sia il firmamento, cioè il cielo, e che in qualche misura doveva già esistere, dato che Dio, seppur nelle tenebre, aleggiava sulle acque... (cfr. v. 2) perciò non ne era immerso. Dunque le acque era già separate? Come nel (v. 7): acqua, cielo, acqua? Ma! Vedete voi.
E fu sera e fu mattina: secondo giorno.
 
9 Dio disse: «Le acque che sono sotto il cielo si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto».
Adesso non so, se in qualche passo successivo ci sarà dato sapere dove siano collocate le acque che stanno sopra il cielo e quale sia la loro funzione. O se ciò è volutamente omesso poiché quanto esposto al (v. 8) sia di difficile spiegazione. Che le acque di sopra siano le nubi?
...si raccolgano in un unico luogo e appaia l'asciutto». Si rileva la necessità di separare l’acqua dal resto, come se  in principio l’acqua coprisse per intero il mondo, se di mondo si potesse già parlare! Oltretutto, non è dato sapere se a questo punto della creazione, la terra sia ancora informe e deserta (v. 2).
E così avvenne.
 
10 Dio chiamò l’asciutto terra, mentre chiamò la massa delle acque mari. Dio vide che era cosa buona.
Il nome associato ad un oggetto, determina il riconoscimento dell’og-getto medesimo. Come in altri casi precedenti, (cfr. v. 5 ; 8) è interessante costatare la volontà universale di battezzare tali elementi. La voce che battezzò, che suono produsse nel pronunciare tali nomi, e come mai non ha assunto un carattere prevalente e univoco? Dove risiede tale necessità? Cioè, perché dare un nome alle cose?
Dio vide che era cosa buona. Non è la prima volta che incontriamo questa forma di locuzione, e il fatto che, dopo aver creato qualcosa, Dio la ritenesse buona, fa presupporre a un progetto in fase di sviluppo dall’esito tutt’altro che scontato.
 
11 Dio disse: «La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie». E cos’ avvenne.
Ora, come la terra potesse produrre: germogli, erbe ecc. non ci viene detto; ma questo ha poca importanza. Proseguendo; nella parte successiva dello stesso (v. 11) ...che fanno sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la propria specie... Oltre al solito giro di parole, le ragioni che attirano la mia attenzione, sostanzialmente sono due: in primo luogo, come nel (v. 2), l’esposizione sembra alludere a qualcosa di già noto, dunque esistente, viene infatti fatta menzione esplicita della vegetazione, di erbe e piante; secondo la propria specie, organismi vegetali ben distinti. Secondo, e a mio avviso più importante, il ciclo della vita; esso emerge senza possibilità di equivoco, nei termini seme e frutto si anticipa il meccanismo della fecondazione e della riproduzione. Nel proprio “grembo” il frutto contiene il seme. Seme, pianta, frutto, seme. Senza volermi troppo addentrare in questioni tecniche, mi limito ad osservare che il ciclo della vita (vita per come l’uomo la intende) prevede un passaggio, direi fondamentale, che noi sperimentiamo con ciò che diciamo morte. Dunque, ogni specie arborea deve nascere per poi morire.
E così avvenne.
 
12  E la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie, e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.
Il presente (v. 12) è il risultato del comando di Dio al (v. 11).
Nella parte finale, appare però una contraddizione alle considerazioni da me fatte nel (v. 11), Dio vide che era cosa buona: difatti, come osservato in precedenza, (cfr. v. 4 ; 5) ciò fa presupporre che il risultato non fosse certo. Forse la contraddizione risiede non tanto nel fatto che le piante fossero già conosciute, quanto, appunto, nel possibile risultato.
 
13 Fu sera, e fu mattina: terzo giorno:
Si pensa fu Pitagora, intorno al 500 ac, a ipotizzare la sfericità della terra. Oggi, tutti conoscono il meccanismo che alterna la luce alle tenebre. È singolare constatare che non se ne faccia menzione nella creazione: in (v. 1) sarebbe stato sufficiente scrivere qualcosa del genere: “Dio plasmò la terra tonda; e la fece ruotare così che rincorresse la luce.” forse, chi ha curato la stesura di questi versi non aveva la minima inclinazione scientifica, e dato che, all’epoca si ignorassero tali meccanismi, fu seguito ciò che suggeriva la percezione della vita e delle cose di allora.
 
14 Dio disse: «Ci siano fonti di luce nel firmamento del cielo, per separare il giorno dalla notte; siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni.
Parlando di più luci si dovrebbe intendere che si riferisca alle stelle, ma non concorda con il seguito. Cosa può significare, separare il giorno dalla notte? Oltretutto non era già stata fatta tale distinzione? (Cfr. v. 3). Non volendo tener conto che, non è la luce a separare il giorno dalla notte ma, il movimento della terra, senza il quale sarebbe: o sempre giorno o sempre notte, in accordo con la faccia esposta. Magari il progetto è molto più grande. E le luci sono astri luminosi che, come il nostro Sole illuminano altri mondi, creati forse nello stesso momento.
...siano segni per le feste, per i giorni e per gli anni: ora non è a me molto chiaro a quali segni si riferisca; forse nel suo incedere, la terra muta periodicamente il proprio aspetto, e questi cambiamenti hanno dei segni ben precisi e riconoscibili: gli equinozi, i solstizi; il giorno e la notte; per citare quelli più comuni. È invece più probabile che si riferisca alle costellazioni: mi ritrovo al punto di partenza! Dunque, “luci” si allude alle stelle? Nella frase mi lascia perplesso la parola feste, significa ciò che intendiamo con festeggiamenti? Se così fosse, perché istituire delle feste, quale evento si dovrebbe festeggiare? Oltretutto, chi dovrebbe festeggiare?
 
15 e siano fonti di luce nel firmamento del cielo per illuminare la terra».
Qui il riferimento è esplicito, la luce deve servire ad illuminare la terra, non altri mondi, però sembra che le fonti luminose preposte ad illuminare la terra siano più d’una. Dato che “«sia la luce!». E la luce fu.(cfr. v. 3) non conoscendo riferimenti specifici,  interpreterei come fonte prevalente la luce generata dal sole, e metterei tra le altre fonti luminose; le stelle e la luna.
E così avvenne.
 
16 E Dio fece le due fonti di luce grandi: la fonte di luce maggiore per governare il giorno e la fonte di luce minore per governare la notte, e le stelle.
Chi narra deve far riferimento a qualcosa di cui si era a conoscenza, dal momento che si esprime dicendo “le due... e non due...” come se osservando il cielo le indicasse. In fondo questa è una considerazione di poco conto, che di fatto non cambia la sostanza.
...e le stelle. Questo passaggio appare a me buffo; come dire: visto che c’era. Ma sì! Cosa vuoi che siano una manciata di stelle, e le buttò là.
Finalmente possiamo dedurre con ragionevole certezza che: la luce maggiore sia il sole per il giorno, la minore, la luna per la notte; il resto sono stelle. Ora pare che la questione della luce sia stata già affrontata, (cfr. v. 3) e dunque, la stessa distinzione tra luce e tenebre. Forse, in questo quarto giorno Dio volle perfezionare quanto realizzato il primo? Non che questo fatto abbia un’importanza rilevante, semplicemente, mette in “luce” una delle tante stranezze di cui la bibbia è piena. E ritengo che tali stranezze, siano più frutto delle deficienze mentali dell’uomo, che d’un ipotetico disegno divino. In breve, il narratore immagina e descrive l’opera di Dio in relazione alla propria conoscenza, del mondo e delle cose.
 
17 Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra
Mi pare non si dica niente di nuovo (cfr. v. 15), a parte quel pose in contrasto con siano appunto al (v. 15). come evidenziato in precedenza l’alternarsi tra il compiere e il comandare.
 
18 e per governare il giorno e la notte e per separare la luce dalle tenebre. Dio vide che era cosa buona.
Il presente (v. 18) e il precedente (v. 17) riassumono, e in una certa misura ripropongono quanto esposto nei (v. 14 ; 15 ; 16). Non ne comprendo lo scopo? La luce fu comunque creata al (v. 3) «sia la luce!» e doveva già adempiere allo scopo, in quanto giorno e notte si alternavano sin dal (v. 5).
E fu sera, e fu mattina: primo giorno.
 
19 E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
Questo (v. 19) non suscita interesse. In quanto, l’alternarsi del giorno e della notte è ormai noto.
 
20 Dio disse: «Le acque brulichino di esseri viventi, e uccelli volino sopra la terra davanti al firmamento del cielo».
Come nel caso delle piante in relazione alla terra, (cfr. v. 11) non ci viene chiarito in che modo, e secondo quali specie. Viene però detto brulichino, dove risiede la ragione di tale affermazione? Forse nel fatto che il narratore sa bene che mari, laghi, e fiumi, pullulano di ogni specie vivente possibile e immaginabile, e ne ignora la vera portata?
...e uccelli volino sopra la terra davanti al firmamento del cielo». Qui noto solo una strana assonanza tra i due elementi, acqua e aria, destinati a ospitare gli animali.

21 Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Dio vide che era cosa buona.
Tutti sanno, che non esistono mostri, tantomeno marini. Ora, la parola “mostro” può assumere molti significati: se proprio vogliamo trovare qualche “mostro”, cerchiamolo tra noi esseri umani. Tuttavia, con tale termine, è ragionevole pensare si riferisca a grossi pesci, del genere cetaceo. Bisogna tenere conto che, il mare è profondo e buio, tuttora, in gran parte sconosciuto e intriso di leggende, figuriamoci quale idea se ne poteva avere qualche millennio addietro. È probabile che la mano del narratore, sia stata più guidata da suggestione che, da ispirazione divina. La stranezza sta nel fatto che si usi questa parola, che sì, indica qualcosa di non ben definito, ma lo stesso suscita angoscia, repulsione, aberrazione, ecc... quindi, perché Dio avrebbe dovuto creare mostri?
...e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque..., qui si concretizza ciò che è stato ordinato al precedente (v. 20).
...secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati, secondo la loro specie. Non si può certo pretendere che si faccia un elenco di tutte le specie di questo mondo, la domanda è: i dinosauri erano tra queste? Perché di un’esistenza remota dei dinosauri dovremmo esserne abbastanza certi.
Dio vide che era cosa buona. Penso di averlo ripetuto più volte, ma non riesco proprio a capire questa formula, o meglio la interpreto così: l’esito in fase di creazione appare incerto.

22 Dio li benedisse: dicendo: «Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra». Senza tener conto del fatto che, almeno le acque già brulicassero di esseri viventi (v. 20 ; 21), non comprendo la necessità di questa prescrizione. Tantomeno si può fare accenno alla questione della consanguineità, poiché non si conosce il numero iniziale per ogni specie. Forse andando avanti avrò modo di approfondire. Consideriamo anche che questo (v. 22) rafforza il concetto di ciclo vitale evidenziato al (v. 11). Per come intendiamo la vita, il “moltiplicatevi e il moltiplichino” implicano la necessità del maschio e della femmina o comunque più in generale, di un meccanismo riproduttivo che comporta un ciclo vitale.

23 Fu sera, poi fu mattina: quinto giorno. Come al (v. 19).

24 Dio disse: «La terra produca esseri viventi secondo la loro specie: bestiame, rettili e animali selvatici, secondo la loro specie». E così avvenne. Non credo ci verrà chiarito come la terra possa produrre, esseri viventi. Dunque, tralascio questo aspetto.
...bestiame, rettili e animali selvatici..., perché si opera una distinzione tra animali selvatici e bestiame? Perché la necessità di bestiame; cioè animali domestici atti all’agricoltura?
...secondo la loro specie. Mi rimane difficile estrapolare il significato della frase. Esistono già dei prototipi cui replicare, oppure, come dire: vediamo cosa viene fuori?
Ancora: per ciò che riguarda il mare, non si fa menzione a vegetazione come per la terra (cfr. v. 11; 12). Forse perché, si ignorava, o più probabilmente non si concepiva come vegetazione ciò che stava ancorato al suolo sotto la superficie dell’acqua.
E così avvenne. L’ordine fu eseguito: la terra partorì gli esseri viventi terrestri.

25 Dio fece gli animali selvatici, secondo la loro specie, il bestiame, secondo la propria specie, e tutti i rettili del suolo, secondo le loro specie. Sembra la ripetizione del (v. 24). Se non che nel (v. 24) si ordina e nel presente (v. 25) si fa! Al (v. 24) è la terra che produce gli animali su ordine divino. Nel presente l’intervento appare più diretto.
 Dio vide che era cosa buona. Non sto ad elencare i versetti che contengono questa dicitura, e il dubbio intrinseco della frase riguardo all’esito.

26 Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza: domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali selvatici e su tutti i rettili che strisciano sulla terra».
Dio disse: «Facciamo... se è Dio che parla; con chi? Un altro Dio? Perché no! Quale mente diabolica può volere, o solo immaginare un essere, per quanto divino, perso nel nulla e completamente solo. Oltre ogni ragionamento, di fatto quel “facciamo” fa supporre, che Dio si rivolga almeno a un secondo essere. Al momento non mi è possibile stabilirne la natura.
...l'uomo a nostra... ora, il “nostra”, secondo me rafforza il ragionamento fatto sopra riguardo il “facciamo”. I due termini: “facciamo” e “nostra”, implicano una pluralità; dunque più dei? E se così fosse, potrebbe non essere sempre lo stesso Dio a parlare.
Mi dà anche da pensare la parola “uomo”; appare a me evidente, la volontà di distinguerlo dal resto degli altri esseri viventi, restando pur sempre una specie tra le specie; l’unica però cui viene dato un nome. Anche questa, la specie uomo, dovrà seguire il medesimo comandamento delle altre? “moltiplicatevi”! Dunque; vi sarà maschio e femmina, o comunque un meccanismo che lo replichi?
E ancora ...immagine, secondo la nostra somiglianza...: questo passaggio è molto interessante e mi porta a riflettere; con una certa inquietudine devo dire. Purtroppo negli anni ho perso molta della mia ingenuità, dico purtroppo, perché ad essa sono ancorati quei mondi utopici dove tutto è possibile. Col passare del tempo ho maturato un’idea dell’uomo non propriamente virtuosa; un vero figlio di puttana per dirla in breve. Non lo dico con disprezzo, direi più, come presa di coscienza. Questa breve parentesi, ovviamente per ciò che mi riguarda, vuole solo essere un presupposto. Da ciò: tutti sanno cos’è l’uomo e di che cosa è capace. Dunque pensare che l’uomo somigli a Dio o che Dio somigli a l’uomo, mi fa molto pensare. Voglio sperare che tale corrispondenza si riferisca solo all’aspetto esteriore, perché se così non fosse, ci sarebbe da stare poco allegri.
... domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutti gli animali e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». Per ciò che è la mia natura, la parola “dominio” mi irrita, ma è solo una questione personale. Ora, perché l’uomo debba dominare sopra ogni altra specie mi sfugge, non ne comprendo la necessità, forse per bisogno oggettivo materiale, ma ciò lo possiamo affermare adesso, per quello che costatiamo dalla vita di tutti i giorni. Ma al momento della creazione cosa ha indotto Dio a questo tipo di sistema?  Oltretutto, perché realizzare tanto per l’uomo, quando tutto ciò non lo possedeva neppure Dio, dato che: la terra era informe e vuota (cfr. v. 2)?
Ulteriore considerazione: «Facciamo l'uomo... è come dire “facciamo questa tal cosa che chiameremo uomo”, se ancora non esisteva la “cosa” cioè l’uomo, esisteva però la parola “uomo”, che identificava una data cosa. Che si trattasse di qualcosa già nota, che dire; magari in un altro universo, parallelo, e ciò che viveva lì preso a modello e replicato per questo nuovo mondo?

27 E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina. Qui si ribadisce il concetto di similitudine. Si ripropone la stessa domanda; perché?
...maschio e femmina li creò. come supposto nel (v. 26) Dio creò entrambe i sessi. Da ciò si può ipotizzare ad un procreare, come per le altre specie. Un meccanismo previsto, dunque.

28 Dio li benedisse e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra».
Dio li benedisse...; Per quello che ne so, il termine benedire (dir bene) è da sempre di uso comune, direi universale, e prescinde il suo stesso significato, assumendo un valore sacro, protettivo; religioso. Ungere, segnare; perché il benedetto sia riconosciuto dalla sorte, rispettato, o se vogliamo risparmiato. Ora, la necessità da parte di Dio, di segnare l’uomo appena creato per proteggerlo mi sfugge; al momento, tranne loro, maschio e femmina, sulla terra non dovrebbero esserci altri esseri umani!
...e Dio disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra..., a questo punto abbiamo la certezza delle ipotesi fatte su questo argomento, il maschio e la femmina devono essere provvisti di un sistema riproduttivo. Al momento non posso essere certo di quale esso sia, ma questo è l’aspetto meno interessante. Non ci è precisato, per la specie uomo, il numero degli esemplari “creati”, volendo restare fedeli alla tradizione, diremmo due. Ora, oltre alla possibilità di incesto, come pure di consanguineità, quel “moltiplicatevi”, non mi pare implichi restrizioni di sorta, per quanto, doveva pur tener conto di un inevitabile problema demografico. Sì! Sovrappopolazione; nonostante guerre, epidemie, catastrofi ecc.... contiamo circa sette miliardi di individui, forse otto, che oggi popolano la terra. La comparsa dell’uomo è stimata a circa 250.000 anni fa, anche se molti sostengono che possa essere precedente addirittura a circa 500.000 anni fa, tuttavia prendiamo la prima ipotesi. Senza fare calcoli troppo cervellotici: partendo con una sola coppia (maschio e femmina) e volendo prendere in esame, per semplificazione numerica, solo i primi 5000 anni, e tenendo conto di un salto generazionale medio di 25 anni, avremmo come risultato una successione di 200 generazioni, ciò comporta, in presenza di sole nascite, un numero di circa 40 cifre, cioè, miliardi di miliardi di individui. Non riesco neanche a concepire il numero che verrebbe fuori con una base di 250.000 anni. Questo dato, vuole solo evidenziare l’impossibilità di un equilibrio nel caso di sole nascite. Penso con ciò, che la morte fosse parte integrante del progetto creazione, come potrebbe essere diversamente di fronte a quel, “moltiplicatevi”.
...e soggiogatela, dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra». Dio sembra parlare a l’uomo in maniera diretta, gli ordina di dominare la terra e tutto ciò che essa contiene. Al momento, non mi è possibile comprenderne il fine, tuttavia gli stessi verbi: soggiogare e dominare, non presagiscono niente di buono, difatti delineano il carattere malato dell’uomo. È singolare notare che, tra le specie di terra si fa un riferimento diretto solo a quelle striscianti.
Come già riscontrato in precedenza, e come certamente in seguito troveremo ancora, per ciò che mi riguarda, il narratore tenta e tenterà di motivare le azioni umane per mezzo della parola divina.

29 Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero fruttifero che produce seme: saranno il vostro cibo. Il dubbio sollevato al (v. 28), riguardo al fine di dominare la terra, mi viene subito fugato dalla frase: ...saranno il vostro cibo. Non lo dissipa però completamente. Perché il bisogno di nutrimento? Cosa sarebbe accaduto all’uomo appena creato se non avesse mangiato, sarebbe morto?
C’è da notare che, almeno per adesso, il sostentamento, come indicazione si limita a ciò che è di natura vegetale.
 Nel (v. 29) in questione, incontriamo la parola seme; oltre a rinnovare il concetto di ciclo vitale, vi è un altro proposito?

30 A tutti gli animali selvatici, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita io do in cibo ogni erba verde». E così avvenne. In questo (v. 30), come per l’uomo nel precedente (v. 29), gli animali terrestri e gli uccelli avranno bisogno di nutrirsi, e trarranno sostentamento dall’erba; tutti, ogni specie, tanti quanti sono. La prima cosa che mi salta all’occhio è che, non dovrebbero esserci carnivori, dato che io do in cibo ogni erba verde, (per gli animali si omette la parola seme), Dio dona loro sostentamento attraverso l’erba. Ancora: dove sono i pesci? Non si fa menzione di loro, né di che cosa si debbano cibare. Singolare: ancora una volta sembra emergere la volontà di distinguere gli esseri striscianti dal resto, quasi “l’alito di vita” non li riguardasse, come ne fossero privi.
Comunque l’osservazione più interessante, a mio parere, sta nelle diciture: ...a tutti gli esseri che strisciano... e ...è alito di vita... Ora, senza voler entrare in questioni biologiche - evolutive, dove sappiamo, la vita risiedere anche in ciò che non percepiamo direttamente cono i sensi di cui disponiamo, diciamo che, come emerge in questo stesso (v. 30), più in generale; la vita è movimento. Cos’è allora il suo opposto? La staticità, l’immobilità e tutto ciò che si oppone al moto? Forse! E allora la morte? Possiamo ancora considerarla l’opposto della vita? Cos’è la morte, qual è il suo contrario, o quale potrebbe essere? Forse il dolore; la sofferenza. La morte che ruolo ha nella nostra esistenza? Chissà? Forse ci è più amica di quanto pensiamo.
E così avvenne.

31 Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. Dio sembra quasi compiacere sé stesso. Questo tipo di locuzione si incontra per la prima volta al (v. 4) Dio vide che la luce era cosa buona... come detto in precedenza, da queste parole traspare il dubbio, quasi meraviglia, da quel ...molto... Si esprime un giudizio a lavoro compiuto, e a mio parere mette in discussione l’infallibilità di Dio.
E fu sera, e fu mattina: sesto giorno.
Separatore ZdCl
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